Ciari & Associati S.t.p. - S.r.l.

Studio di commercialisti, consulenti del lavoro, consulenti finanziari e revisori legali

Rassegna stampa

Rassegna stampa

visualizza:  completo / riassunto

LA DEDUCIBILITA' DEL COMPENSO DEGLI AMMINISTRATORI

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 14.35

I compensi degli amministratori sono fiscalmente deducibili per le imprese quando ricorrano le seguenti condizioni:

  • Il compenso deve essere stato deliberato dall’assemblea dei soci e risultare da apposito verbale;
  • Il compenso deve essere congruo con l’attività svolta nell’impresa, per cui l’amministrazione finanziaria ha il potere di disconoscere la deducibilità dei compensi amministratori quando questi sono “sproporzionati ed eccessivi”. L’onere della prova, in tal senso, spetta al contribuente;
  • I compensi sono deducibili in base al criterio per cassa dove è applicabile o meno il principio della cassa allargata in base alla diversa qualificazione di tale reddito.

Nello specifico i compensi amministratori possono essere identificati alternativamente come segue:

- Come regola generale, sono considerati redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente in quanto rientranti nelle cd. “collaborazioni coordinate e continuative”. Di conseguenza è applicabile il criterio della cassa allargata, con una deduzione del costo nell’anno qualora il pagamento sia avvenuto entro il 12 gennaio dell’anno successivo. Dal disposto del co. 5 art. 95 TUIR, risultano deducibili secondo il principio di cassa allargata i soli compensi erogati agli amministratori, non anche i contributi previdenziali a carico della società;

- In via eccezionale, qualora l’ufficio di amministratore rientra nei conpiti istituzionali della professione, questi sono identificati come reddito di lavoro autonomo e, pertanto, non è applicabile il criterio di cassa allargata bensì la deduzione del compenso è prevista solo se materialmente pagato entro la fine dell’esercizio (entro il 31/12/n).


CIARI & ASSOCIATI S.T.P. - S.R.L.



SPA E SRL, PROROGA DI 180 GIORNI PER L'APPROVAZIONE DEI BILANCI 2020

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 13.30

In sede di conversione in legge del DL 183/2020 (c.d. DL “Milleproroghe” ), attraverso una modifica all’art. 106 co. 1 del DL 18/2020 convertito, è stato precisato che, in deroga a quanto previsto dagli artt. 2364 co. 2 e 2478-bis c.c., o alle diverse disposizioni statutarie, l’assemblea ordinaria è convocata, per l’approvazione del bilancio al 31.12.2020, entro 180 giorni dalla chiusura dell’esercizio.

Si tratta di una facoltà esercitabile anche dalle società che, nello statuto, non contemplino, con riguardo ai casi normativamente previsti, la possibilità di convocare l’assemblea per l’approvazione del bilancio nel maggior termine di 180 giorni; termine che, per le seconde convocazioni, potrà anche slittare al mese di luglio.

È stabilito, inoltre, che tutte le disposizioni di cui all’art. 106 del DL 18/2020 convertito (con possibilità, tra l’altro, di svolgere le assemblee “a distanza” a prescindere dalle indicazioni statutarie) si applichino alle assemblee tenute entro il 31.7.2021.


FONTE: SOLE24ORE - ITALIAOGGI



RISTORAZIONE, DALL'INIZIO DELLA PANDEMIA VINO E CIBI INVENDUTI PER 11,5 MILIARDI

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 09.15

Vino e cibi invenduti per un valore stimato in 11,5 miliardi dall`inizio della pandemia. E` quanto emerge dal primo bilancio della Coldiretti sull`impatto sulla filiera agroalimentare delle chiusure a singhiozzo della ristorazione a un anno dall`inizio della pandemia Covid.

Si stima che 300 milioni di chili di carne bovina, 250 milioni di chili di pesce e frutti di mare e circa 200 milioni di bottiglie di vino - sottolinea la Coldiretti - non siano mai arrivati nell`ultimo anno sulle tavole dei locali costretti ad un logorante stop and go senza la possibilità di programmare gli acquisti anche per prodotti fortemente deperibili. Numeri dietro i quali - precisa la Coldiretti - ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari che soffrono insieme ai ristoratori.

Chiusure forzate, limitazioni negli orari di apertura, divieti agli spostamenti, drastico calo delle presenze turistiche e la diffusione capillare dello smart working hanno devastato i bilanci dei servizi di ristorazione e tagliato drammaticamente i livelli occupazionali ma le conseguenze - continua la Coldiretti - si fanno anche sentire direttamente sui fornitori.

La drastica riduzione dell`attività - sostiene la Coldiretti - pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione - precisa la Coldiretti - rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi, dai formaggi fino ai tartufi.

"Anche alla luce dell`avanzare della campagna di vaccinazione sarebbe importante consentire le aperture serali che valgono quasi l`80% del fatturato dei locali della ristorazione" afferma il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sottolineare peraltro che "con l`arrivo del bel tempo le chiusure favoriscono paradossalmente gli assembramenti all`aperto sulle strade, nelle piazze e sul lungomare. Nei locali della ristorazione sono state invece adottate importanti misure di sicurezza, quali - conclude Prandini - il distanziamento dei posti a sedere facilmente verificabile, il numero strettamente limitato e controllabile di accessi, la registrazione dei nominativi di ogni singolo cliente ammesso.

Nell`attività di ristorazione - rileva la Coldiretti - sono coinvolti circa 360mila tra bar, mense, ristoranti e agriturismi nella Penisola ma le difficoltà si trasferiscono a cascata sulle 70mila industrie alimentari e 740mila aziende agricole lungo la filiera impegnate a garantire le forniture per un totale di 3,6 milioni di posti di lavoro. Si tratta di difendere la prima ricchezza del Paese con la filiera agroalimentare nazionale che vale 538 miliardi pari al 25% del Pil nazionale ma è anche una realtà da primato per qualità, sicurezza e varietà a livello internazionale.


FONTE: ITALIAOGGI



EX ILVA, I FONDI RECOVERY PLAN PER RISANARE IL POLO DI TARANTO

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 08.05

ArcelorMittal dovrà aspettare per la pronuncia del Consiglio di Stato sulla richiesta di sospensiva che l’azienda ha presentato, in appello, contro la sentenza del Tar Lecce del 13 febbraio che ordina lo spegnimento in 60 giorni degli impianti dell’area a caldo del siderurgico di Taranto perché ritenuti inquinanti (i termini decorrono da sabato scorso). ArcelorMittal che ha presentato in tempi rapidissimi il ricorso ai giudici di Palazzo Spada con l’obiettivo di avere in tempi altrettanto rapidi la sospensiva sul Tar, ieri si è vista rinviare ogni decisione all’11 marzo. Sino ad allora la situazione resta congelata. Non si avvia lo spegnimento degli impianti e la richiesta di ArcelorMittal di stoppare il Tar rimane integra.

Luigi Maruotti, presidente della quarta sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per decidere con un decreto monocratico del presidente, come da istanza aziendale. Lo dovrà fare «nella ordinaria sede collegiale», considerate le «delicate questioni controverse tra le parti». Di qui, dunque, la camera di consiglio dell’11 marzo mentre il secondo grado di giudizio sarà nell’udienza del 13 maggio. ArcelorMittal spiega che «il presidente della IV Sezione ha chiarito che, allo stato, non sussistono ragioni di estrema urgenza di adottare misure cautelari atteso che, prima dell’11 marzo, non sussiste l’obbligo di avviare le operazioni di fermata dell’area a caldo e degli impianti connessi». Per il sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci «la partita è aperta».

Ieri della vicenda Ilva si sono occupati i neo ministri dello Sviluppo economico e del Lavoro, rispettivamente Giancarlo Giorgetti e Andrea Orlando che hanno incontrato prima i commissari straordinari Ilva Francesco Ardito, Antonio Lupo ed Alessandro Danovi, poi i leader di Cgil, Cisl e Uil, e delle categorie (Fiom, Fim e Uilm), e infine l’Ad ArcelorMittal Italia, Lucia Morselli, con il Coo Adolfo Buffo. La prossima settimana è in calendario l’incontro con Comune di Taranto e Regione Puglia. Il ministro Giorgetti ha ribadito come la siderurgia sia strategica per il sistema industriale italiano, e ciò impone di trovare una soluzione che sia sostenibile ambientalmente. Soluzione che potrà contare sulle risorse del Recovery plan, tanto che un prossimo incontro si svolgerà proprio per approfondire questo tema. Il ministro Giorgetti ha anche auspicato che Invitalia «prosegua sul percorso dell’accordo». Sull’integrazione salariale per i 1.700 lavoratori di Ilva in amministrazione straordinaria il ministro Orlando ha confermato che sarà inserita in un provvedimento (nel Milleproroghe o nel Dl Ristori5).

«I ministri hanno convenuto sulla necessità di colmare rapidamente il deficit di confronto sul piano industriale - ha commentato Francesca Re David (Fiom) -. Non è immaginabile arrivare ad un accordo sindacale entro il 31 marzo, si rischia di non cogliere il legame con le scelte che si vanno definendo nel Recovery Plan». Per Roberto Benaglia (Fim) «gli impegni politici vanno concretizzati e bisogna ritornare ad un tavolo contrattuale che costruisca le condizioni per un accordo sindacale». Rocco Palombella (Uilm) ricorda che del nuovo piano industriale «abbiamo apprezzato la spinta verso una transizione ecologica ma espresso contrarietà rispetto agli esuberi previsti e i tempi troppo lunghi di realizzazione».


FONTE: SOLE24ORE



S&P L'AGENDA DELLE RIFORME NON AVRA' UN IMPATTO IMMEDIATO SUL RATING

Pubblicato il 23 febbraio 2021 alle 07.25

Nel suo odierno bollettino S&P Global Ratings ha analizzato il percorso che il nostro Paese ha di fronte a sé precisando che l’ambiziosa agenda di riforme in cantiere non avrà un immediato impatto sulla sua visione della qualità del credito dell'Italia (BBB/Stable/A-2). «Il nuovo governo di "unità nazionale" italiano, guidato dall'ex presidente della Bce Mario Draghi, ha detto che si concentrerà sulla risposta alla pandemia e sul sostegno alla ripresa economica – si legge nel bollettino -. Il governo, una coalizione di sei partiti, inizierà anche a elaborare un piano strategico per investire la quota di circa 200 miliardi di euro del fondo Next Generation Ue. Ci si aspetta che il nuovo governo, che rappresenta quasi il 90% dei seggi parlamentari, una maggioranza più ampia di qualsiasi altro governo del dopoguerra, possa riformare l'economia italiana, il quadro fiscale e il sistema giudiziario».

L’agenzia ha poi messo in evidenza che «Draghi ha solo due anni per raggiungere i suoi obiettivi. Le sfide strutturali a lungo termine dell'Italia includono l'invecchiamento della popolazione, i mercati dei prodotti e del lavoro altamente regolamentati, le grandi disparità economiche ed educative tra il nord e il sud, e gli scarsi risultati nell'attrarre investimenti dal resto del mondo. Il nuovo governo dovrà anche monitorare da vicino la salute del settore finanziario, data la sua bassa redditività e l'alta esposizione alle piccole e medie imprese, colpite duramente dalla pandemia».

Nel focus gli aiuti anti-Covid e gli effetti possibili sul debito dell’Italia «Dall'anno scorso, il governo italiano ha accettato di emettere garanzie fino al 25% del Pil per sostenere la liquidità di famiglie e imprese. Se queste garanzie dovessero essere richieste, il debito pubblico aumenterebbe oltre le nostre attuali aspettative» ha precisato l’agenzia di rating.

S&P ha anche detto di prevedere un rimbalzo economico in Italia del 5,3% nel 2021, supponendo che la situazione sanitaria si normalizzi e che gli stimoli fiscali e monetari restino in vigore. Nel 2020, il Pil si è contratto dell'8,8% poiché le restrizioni della COVID-19 hanno pesato sui consumi privati e sugli investimenti. «Eppure l'Italia è probabilmente ancora in una posizione leggermente migliore di alcuni dei suoi vicini, grazie al suo settore manifatturiero relativamente grande, che è stato meno colpito del settore dei servizi dal secondo blocco. Se l'Italia, destinata ad essere il più grande beneficiario del Fondo Ue, utilizzerà efficacemente la sua quota, ciò potrebbe stimolare gli investimenti pubblici, che sono stati inferiori di circa il 30% rispetto a prima dell'ultima crisi finanziaria» si legge nel bollettino.


FONTE: LA STAMPA



GLI EFFETTI CIVILI DELLA CANCELLAZIONE SOCIETARIA

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 14.55

Gli effetti civili della cancellazione della società sono indicati nell’art. 2495 c.c., il quale stabilisce che: << Approvato il bilancio finale di liquidazione, i liquidatori devono chiedere la cancellazione della società dal registro delle imprese. Ferma restando l’estinzione della società, dopo la cancellazione i creditori sociali non soddisfatti possono far valere i loro crediti nei confronti dei soci, fino alla concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione, e nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da colpa di questi. La domanda, se proposta entro un anno dalla cancellazione, può essere notificata presso l'ultima sede della società >>.

Pertanto entro un anno dalla cancellazione della società, i creditori sociali possono rivalersi nei confronti di:

  • Soci, fino a concorrenza delle somme da questi riscosse in base al bilancio finale di liquidazione (nelle società di capitali). Al contrario nelle società di persone, avendo responsabilità illimitata, i soci risponderanno di tali pretese con il proprio patrimonio personale;
  • Liquidatori, qualora il mancato pagamento è dipeso da loro colpa.

In merito a quest’ultimo aspetto, nonostante il legislatore non abbia disposto specifiche normative, una parte della giurisprudenza (Cassazione 10/04/1996 n. 3321) è concorde nel ritenere che, soprattutto nel caso di attivo insufficiente a soddisfare tutti i creditori sociali, il liquidatore dovrà effettuare i pagamenti nel rispetto della par condicio creditorium. (art. 2741 c.c.), rispettando in tal modo le cause legittime di prelazione (ipoteca, pegno, privilegio). In caso di violazione della par condicio creditorium e a fronte di un’incapienza patrimoniale, il liquidatore è responsabile per il danno subito dal creditore che, al termine della procedura di liquidazione, sia stato soddisfatto in una percentuale inferiore rispetto a quella di altri creditori di pari grado: il risarcimento corrisponderà all’importo che il creditore avrebbe avuto diritto a ricevere laddove il liquidatore avesse correttamente rispettato la par condicio creditorium (Trib. Milano 21.4.2017, n. 4509).

L’estinzione della società per effetto della cancellazione dal registro delle imprese, dà luogo ad un fenomeno successorio, dove i soci subentrano nella titolarità dei rapporti societari ancora pendenti al momento della estinzione della società, rispondendone nei limiti di quanto riscosso a seguito della liquidazione o illimitatamente nel caso di società di persone. Pertanto, a seguito dell’estinzione della società, i creditori dovranno azionare le proprie pretese nei confronti di coloro che succedono al soggetto estinto, subentrando nella sua posizione.

Da quanto sopra affermato il soggetto sociale, in quanto ormai inesistente, non potrà essere destinatario di alcuna pretesa, che, invece, potrà essere rivolta nei confronti dei soci solo se, ex art. 2495 co. 2 c.c., essi abbiano riscosso le somme in base al bilancio finale di liquidazione, ovvero nei confronti dei liquidatori, se il mancato pagamento è dipeso da una loro colpa.


CIARI & ASSOCIATI S.R.L. - S.T.P.



IL TRUST NON HA PERSONALITA' GIURIDICA ANCHE SE E' SOGGETTO PASSIVO IRES

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 13.30

Secondo l’ordinanza Cass. 16.2.2021 n. 3986, il fatto che l’art. 73 del TUIR riconosca (a talune condizioni) la soggettività passiva IRES del trust non implica che al trust possa essere riconosciuta una “soggettività assoluta ai fini dell’imposizione diretta”, né, tantomeno, che al trust possa riconoscersi la capacità generalizzata di essere soggetto passivo anche di altri tributi.

Pertanto, le imposte ipotecaria e catastale sull’atto di trust non possono essere richieste al trust, che è privo di soggettività passiva in ordine a tali imposte. Inoltre, posto che l’atto istitutivo del trust non è un contratto, bensì un “atto unilaterale formato esclusivamente dal disponente”, l’obbligo di corrispondere le imposte ipotecarie e catastali grava sul solo disponente, dovendosi escludere:

- non solo un’eventuale responsabilità patrimoniale del trustee, che può sorgere solo per atti e fatti compiuti nell’esercizio della propria funzione a seconda della legge regolatrice applicabile;

- ma anche una responsabilità solidale del trustee e del disponente ex art. 57 del DPR 131/86, atteso che l’atto istitutivo non è un contratto di cui essi siano “parti”.

Solo quando il vincolo di destinazione si sarà costituito, proprio in ragione del fatto che il trust non possiede personalità giuridica, sarà il trustee l’unico soggetto legittimato nei rapporti con i terzi, in quanto dispone in esclusiva del patrimonio vincolato allo scopo del trust.


FONTE: EUTEKNE



CON LA SVOLTA GREEN DI SINGAPORE, NUOVE OPPORTUNITA' PER IL MADE IN ITALY

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 10.30

Non solo hub finanziario internazionale e calamita di innovazione, ma anche futuro polo per gli investimenti in nome della sostenibilità. Con il Green Plan 2030 annunciato la settimana scorsa Singapore punta dritto sugli Obiettivi dell’Agenda Onu e si aggiunge alla lista dei Paesi che intendono cogliere gli effetti benefici dell’onda verde per l’economia. «Una grande opportunità anche per le imprese del Made in Italy. A partire da tutta la filiera del settore alimentare, dall’agritech e dall’automotive», dice Alberto Maria Martinelli, presidente della Camera di Commercio italiana a Singapore (Iccs) che proprio in questi giorni festeggia i 30 anni di attività.

Il piano verde

Tra le misure annunciate figurano l’intenzione di quadruplicare l’energia solare entro il 2025 e di incentivare l’auto elettrica entro il 2040. Ma anche l’ambizione di diventare un centro di prim’ordine di finanza green, punto di riferimento per l’Asia e il mondo e l’attrazione di attività di R&S in chiave innovativa.

La città-Stato a circa 10mila chilometri dall’Italia non è una meta sconosciuta alle imprese del made in Italy che rappresentano il ventesimo posto tra i suoi fornitori con una quota di mercato dell’1,2% rimasta stabile nel corso degli anni. Nel 2019 le esportazioni italiane ammontavano a 1,96 miliardi di euro, ma gli effetti della pandemia si sono fatti sentire anche qui: nei primi sei mesi del 2020 l’export italiano ha registrato una battuta d’arresto del 13%. La gestione del Covid e le misure messe in campo rendono però quest’area una delle più promettenti nei prossimi mesi, tanto che Prometeia l’ha annoverata tra le cinque rotte per l’export quest’anno.


FONTE: SOLE24ORE



CONFINDUSTRIA, IL BLOCCO DEI LICENZIAMENTI SOLO PER LE ATTIVITA' FERMATE

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 08.50

La riforma degli ammortizzatori sociali «è strettamente connessa al blocco dei licenziamenti. Su questo aspetto ci vuole pragmatismo e un approccio empirico». Così il vicepresidente di Confindustria per il lavoro e le relazioni industriali, Maurizio Stirpe, all'incontro con il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. «Dove ci sono attività ferme perché il governo decide di fermarle è giusto che ci sia il blocco dei licenziamenti. Ma dove non ci sono condizioni di sospensione per legge, ma riduzione di attività dovute al mercato, dobbiamo consentire alle aziende di potersi riposizionare per far ripartire il mercato del lavoro», ha detto.

 

Così come per le attività fermate per decisione del governo «è corretto che ci sia il riconoscimento dei costi di gestione e il differimento degli oneri fiscali e contributivi», ha sottolineato Stirpe. Per quanto riguarda le priorità da affrontare nel breve e nel medio termine, Stirpe ha rimarcato che «la prima necessità è quella di fare la riforma degli ammortizzatori. Se ne parla da tanto tempo, abbiamo presentato la nostra proposta il 16 luglio, sono passati 7 mesi e non abbiamo ancora avuto modo di discuterne. Nei prossimi giorni invieremo ancora il nostro punto di vista perché la riforma degli ammortizzatori sociali è strettamente connessa al blocco dei licenziamenti». Inoltre, «se affrontiamo il problema della riforma degli ammortizzatori potremo anche finalmente affrontare il tema del reddito di cittadinanza, che non dà nessuna risposta in termini di politiche attive. Sarebbe anche utile rivedere alcune storture causate dal decreto Dignità in merito al contratto a termine, mitigando quegli aspetti che rischiano di bloccare la ripresa occupazionale in settori particolarmente colpiti dal Covid come quello dei servizi», ha concluso il vicepresidente di Confindustria.

 

 

 


FONTE: LA STAMPA



DRAGHI, RIFORMA DEL FISCO AFFIDATA AD ESPERTI

Pubblicato il 17 febbraio 2021 alle 08.25

Fisco, scuola, giovani, Europa, salute, futuro. Il presidente del Consiglio Mario Draghi, si è presentato al Senato per far ottenere la fiducia al proprio governo, affrontando, in una relazione lunga poco più di un'ora, i temi e gli ambiti su cui vuole dare priorità. «Il primo pensiero che vorrei condividere, nel chiedere la vostra fiducia, riguarda la nostra responsabilità nazionale. Il principale dovere cui siamo chiamati, tutti, io per primo come presidente del Consiglio, è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini. Una trincea dove combattiamo tutti insieme. Il virus è nemico di tutti". Si è presentato così Draghi. "Nel commosso ricordo di chi non c'è più cresce il nostro impegno. Prima di illustrarvi il mio programma, vorrei rivolgere un altro pensiero, partecipato e solidale, a tutti coloro che soffrono per la crisi economica che la pandemia ha scatenato, a coloro che lavorano nelle attività più colpite o fermate per motivi sanitari. Conosciamo le loro ragioni, siamo consci del loro enorme sacrificio e li ringraziamo. Ci impegniamo a fare di tutto perché possano tornare, nel più breve tempo possibile, nel riconoscimento dei loro diritti, alla normalità delle loro occupazioni", ha dichiarato il neo presidente del consiglio. Draghi ha poi annunciato che "ci impegniamo a informare i cittadini con sufficiente anticipo, per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia, di ogni cambiamento nelle regole". Parole che sono state accolte con un applauso dall'emiciclo. Appalusi e qualche buu quando Draghi ha citato l'ex premier. "Ringrazio il mio predecessore Giuseppe Conte che ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall`Unità d`Italia". Draghi ha poi fatto notare che "la crescita di un`economia di un Paese non scaturisce solo da fattori economici. Dipende dalle istituzioni, dalla fiducia dei cittadini verso di esse, dalla condivisione di valori e di speranze. Gli stessi fattori determinano il progresso di un Paese". "Si è discusso molto sulla natura di questo governo. La storia repubblicana ha dispensato una varietà infinita di formule. Nel rispetto che tutti abbiamo per le istituzioni e per il corretto funzionamento di una democrazia rappresentativa, un esecutivo come quello che ho l`onore di presiedere, specialmente in una situazione drammatica come quella che stiamo vivendo, è semplicemente il governo del Paese. Non ha bisogno di alcun aggettivo che lo definisca", ha aggiunto il presidente del Consiglio. "Riassume la volontà, la consapevolezza, il senso di responsabilità delle forze politiche che lo sostengono alle quali è stata chiesta una rinuncia per il bene di tutti, dei propri elettori come degli elettori di altri schieramenti, anche dell`opposizione, dei cittadini italiani tutti. Questo è lo spirito repubblicano di un governo che nasce in una situazione di emergenza raccogliendo l`alta indicazione del capo dello Stato", ha dichiarato Draghi. Il capo del governo ha poi sottolineato che "la durata dei governi in Italia è stata mediamente breve ma ciò non ha impedito, in momenti anche drammatici della vita della nazione, di compiere scelte decisive per il futuro dei nostri figli e nipoti. Conta la qualità delle decisioni, conta il coraggio delle visioni, non contano i giorni". Perché "questa è la nostra missione di italiani: consegnare un Paese migliore e più giusto ai figli e ai nipoti". Draghi ha poi messo in chiaro che "questo governo nasce nel solco dell'appartenenza del nostro Paese, come socio fondatore, all'Unione europea, e come protagonista dell'Alleanza Atlantica, nel solco delle grandi democrazie occidentali, a difesa dei loro irrinunciabili principi e valori. Sostenere questo governo significa condividere l'irreversibilità della scelta dell'euro, significa condividere la prospettiva di un'Unione Europea sempre più integrata che approderà a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione". "Gli Stati nazionali - ha aggiunto - rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa. Anzi, nell'appartenenza convinta al destino dell'Europa siamo ancora più italiani, ancora più vicini ai nostri territori di origine o residenza. Dobbiamo essere orgogliosi del contributo italiano alla crescita e allo sviluppo dell'Unione europea. Senza l'Italia non c'è l'Europa. Ma, fuori dall'Europa c'è meno Italia. Non c'è sovranità nella solitudine. C'è solo l'inganno di ciò che siamo, nell'oblio di ciò che siamo stati e nella negazione di quello che potremmo essere. Siamo una grande potenza economica e culturale. Mi sono sempre stupito e un pò addolorato in questi anni, nel notare come spesso il giudizio degli altri sul nostro Paese sia migliore del nostro. Dobbiamo essere più orgogliosi, più giusti e più generosi nei confronti del nostro Paese. E riconoscere i tanti primati, la profonda ricchezza del nostro capitale sociale, del nostro volontariato, che altri ci invidiano". Draghi ha poi sottolineato che "le previsioni pubblicate la scorsa settimana dalla Commissione europea indicano che sebbene nel 2020 la recessione europea sia stata meno grave di quanto ci si aspettasse, e che quindi già fra poco più di un anno si dovrebbero recuperare i livelli di attività economica pre-pandemia, in Italia questo non accadrà prima della fine del 2022, in un contesto in cui, prima della pandemia, non avevamo ancora recuperato pienamente gli effetti delle crisi del 2008-09 e del 2011-13".

 

Quindi le cose da Fare. Draghi ha illustrato a chiare lettere i piani programmatici entro i quali si muoverà l'esecutivo da lui presieduto. "Questa situazione di emergenza senza precedenti impone di imboccare, con decisione e rapiditá, una strada di unitá e di impegno comune", ha detto il presidente del Consiglio, sottolineando che "gli scienziati in soli 12 mesi hanno fatto un miracolo: non era mai accaduto che si riuscisse a produrre un nuovo vaccino in meno di un anno. La nostra prima sfida è, ottenutene le quantitá sufficienti, distribuirlo rapidamente ed efficientemente". "Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energie su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari - ha proseguito - Non dobbiamo limitare le vaccinazioni all'interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private". Draghi ha parlato dell'esigenza di "aprire un confronto a tutto campo sulla riforma della nostra sanitá. Il punto centrale è rafforzare e ridisegnare la sanitá territoriale, realizzando una forte rete di servizi di base".

 

Capitolo scuola. "Non solo dobbiamo tornare rapidamente a un orario scolastico normale, anche distribuendolo su diverse fasce orarie, ma dobbiamo fare il possibile, con le modalità più adatte, per recuperare le ore di didattica in presenza perse lo scorso anno, soprattutto nelle regioni del Mezzogiorno in cui la didattica a distanza ha incontrato maggiori difficoltà". "Occorre rivedere - ha aggiunto - il disegno del percorso scolastico annuale. Allineare il calendario scolastico alle esigenze derivanti dall'esperienza vissuta dall'inizio della pandemia. Il ritorno a scuola deve avvenire in sicurezza. È necessario investire in una transizione culturale a partire dal patrimonio identitario umanistico riconosciuto a livello internazionale. Siamo chiamati a disegnare un percorso educativo che combini la necessaria adesione agli standard qualitativi richiesti, anche nel panorama europeo, con innesti di nuove materie e metodologie, e coniugare le competenze scientifiche con quelle delle aree umanistiche e del multilinguismo. Infine è necessario investire nella formazione del personale docente per allineare l'offerta educativa alla domanda delle nuove generazioni".

 

Sul lavoro Draghi è stato chiaro: "Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante. Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche". "Alcune - ha aggiunto - dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi". "Il nostro sistema di sicurezza sociale è squilibrato, non proteggendo a sufficienza i cittadini con impieghi a tempo determinato e i lavoratori autonomi", ha poi detto il presidente del Consiglio secondo il quale "la pandemia ha provocato gravi e con pochi precedenti storici effetti sulla diseguaglianza. In assenza di interventi pubblici il coefficiente di Gini, una misura della diseguaglianza nella distribuzione del reddito, sarebbe aumentato, nel primo semestre del 2020, di 4 punti percentuali, rispetto al 34.8% del 2019. Questo aumento sarebbe stato maggiore di quello cumulato durante le due recenti recessioni". "Anche nel nostro Paese alcuni modelli di crescita dovranno cambiare. Ad esempio il modello di turismo, un'attività che prima della pandemia rappresentava il 14 per cento del totale delle nostre attività economiche", ha detto Draghi. "Imprese e lavoratori in quel settore vanno aiutati ad uscire dal disastro creato dalla pandemia. Ma senza scordare che il nostro turismo avrà un futuro se non dimentichiamo che esso vive della nostra capacità di preservare l'ambiente, cioè almeno non sciupare, città d'arte, luoghi e tradizioni che successive generazioni attraverso molti secoli hanno saputo preservare e ci hanno tramandato".

 

 

 


FONTE: ITALIAOGGI




Rss_feed